L’agricoltura sensibile

Lorto di Giuseppe

Un fazzoletto di terra dolcemente ondulata che si affaccia sul versante sud del Monte Soratte, a circa 40 km da Roma. Un terreno che è stato nei secoli di proprietà del Monastero Benedettino di Santa Scolastica. Mi è stato consegnato “pulitissimo”, un terreno che non aveva mai conosciuto i devastanti trattamenti praticati oggi dall’agricoltura convenzionale. Dal primo momento ho sentito di esserne custode più che proprietario, ed ho avvertito la responsabilità di curarne la vita.

Il terreno è vivo, infatti, e forse non tutti lo sanno: è costituito da miliardi di microrganismi, larve e insetti, che operano incessantemente apportando ricchezza al terreno, la “sostanza organica”.

Il compito dell’agricoltore sensibile (non importa se biologico, biodinamico, permacultore, sinergico) è quello di curare quella vita. Questa attenzione porta la crescita di piante sane e vigorose.

L’agricoltura convenzionale, al contrario, considera sempre più il terreno come un substrato neutro ed inerte sul quale agire indiscriminatamente, per gli interessi speculativi di rese abbondanti e sicure, attraverso l’uso di erbicidi ed insetticidi che ne distruggono la vera ricchezza.

Tra le pratiche agricole a favore della vita ho prestato attenzione a minimizzare le lavorazioni con mezzi agricoli pesanti, ad avvicendare le colture alternandole a sovesci (semina volta unicamente ad arricchire il terreno), ad attivare la sostanza organica.

Mi ritengo semplicemente un agricoltore sensibile che ha cura della vita del terreno, ricevendo in cambio ottimi cereali ed ortaggi. I prodotti di Monte Lino sono molto buoni grazie alle nostre attenzioni ma anche, ne sono certo, grazie alla buona aria che il terreno respira nei secoli tra il Monastero ed il Monte Soratte.

Giuseppe Franco